Pentakill by HStone 5


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Ho avuto modo di vedere il progetto a Maggio al raduno di EsigForum dove c’erano anche i due ragazzi del Team HStone, ossia Alessandro e Roberto e in quell’occasione mi promisero un pezzo non appena l’atom sarebbe andato in produzione una volta terminato il progetto.
E cosi a fine luglio ho ricevuto il mio esemplare ma ve lo faccio vedere solo oggi per svariati motivi.

Apro a riguardo una parentesi che nel video andrò a ripetere paro paro: il Pentakill è l’ultimo oggetto “omaggiato” che ho ricevuto di cui vi andrò a parlare.
D’ora in avanti non impedirò a chiunque di inviarmi roba gratis da provare ma ve ne parlerò solo dopo averlo pagato. In pratica accetterò di ricevere l’oggetto se come tipologia di oggetto mi interessa mettendo però in chiaro che se poi dovesse piacermi dovrò pagarlo come un normale vaper prima di recensirlo e pubblicarlo.

Il Pentakill di HStone è un atom da dripping che un pò come tutti i prodotti di Hstone possiede una certa modularità.
In questo caso le due caratteristiche di modularità sicuramente più interessanti sono:
– la possibilità di diventare bottom feeder semplicemente togliendo una vite;
– la possibilità di diventare bottom air anziché top air o viceversa semplicemente ruotando di 180° l’anello intermedio.

L’atom costa 95 € di base e il prezzo, considerando il packaging, non è elevato. Non è elevato se lo si paragona per esempio ad altri atomizzatori di altri modder italiani che a prezzi tutto sommato similari vengono atom ben più piccoli con ben meno funzioni/modularità. E questo è un aspetto che personalmente apprezzo.

L’atom è realizzato in ottone alimentare e acciaio.
L’ottone è stato usato per la base e la torretta del positivo, l’acciaio per le altre parti. L’isolante del positivo è in peek, oramai diffusissimo in questo ambiente. Il livello di fattura è alto: ogni parte sembra lavorata piuttosto bene e l’estetica è nel complesso gradevole.
L’ottone utilizzato (di tipo alimentare) dopo un mese di utilizzo al momento non ha dato segni di cedimento a livello di colore. Chiaramente essendo più delicato rispetto all’acciaio i segni si vedono.

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Per quanto concerne il suo funzionamento io l’ho provato in tutte le salse, vale a dire:
– con anello challenger;
– con anello normale bottom air;
– con anello normale top air.
E sempre e solo in bottom feeder.
Di questi setup quello che ho trovato più performante a livello di resa generale (specialmente aromatica) è con anello normale bottom air.
Questo setup però si porta dietro, se usato un bottom feeder, il problema che se si esagera con lo squonk (e non è difficile) il liquido risalendo finisce per entrare nei fori del “bottom air” per poi uscire dall’atom e sbrodolare la box. Bisogna cioè, se si decide di usare questo setup, stare molto attenti con lo squonk.
Per questo alla fine ho scelto di utilizzarlo per la maggior parte del tempo con l’anello normale ma in top air in modo da poter squonkare senza troppe preoccupazioni.
In questa configurazione è ben bilanciato nel funzionamento anche se forse pecca un pò di resa aromatica.
In versione anello challenger per me è troppo arioso e per farlo andare si deve salire parecchio con i watt ed è un tipo di svapo piuttosto spinto che non mi aggrada particolarmente.
Di sicuro la produzione di vapore aumenta in maniera veramente importante e se uno si vuole divertire a fare nebbia … di sicuro non ci rimarrà deluso.

Parlando di rigenerazione non c’è spazio per la fantasia: va fatto in dual coil e la coil va centrata sulla mezzeria dell’atomizzatore.
Qui viene fuori un problema: infatti l’asola da cui arriva l’aria del “bottom air” costringe a movimentare la coil in maniera non del tutto naturale. Se le asole fossero state un filo decentrate probabilmente l’operazione di rigenerazione sarebbe risultata più naturale ma soprattutto comoda.
All’atto pratico non si deve esagerare con il numero di spire altrimenti centrare la coil diventa un’impresa piuttosto ardua.

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Ho provato una volta a rigenerarlo con Ni200 ma al pari di tanti atom del genere è davvero arduo stringere il nichel in quei fori e per questo alla fine ho usato sempre e solo il Khantal.
Secondo me lo 0.32, su box circuitata, con 2 micro da 5-7 spire su tondine di 3 – 3.5 mm da il meglio di sé: lo 0.32 è abbastanza reattivo e si comporta bene.
Nel video vedrete lo 0.50 causa “meccanico” ma è un setup piuttosto lento a spuntare anche se facile da fare per via della durezza che il khantal di questo diametro offre.

Nel complesso dell’atomizzatore mi è piaciuto:
– il livello complessivo di fattura e le finiture estetiche;
– il concetto di modularità e quindi versatilità;
– il funzionamento;
– la scelta coraggiosa dei materiali: e basta farsi ste grandissime pippe mentali con l’acciaio qui e l’acciaio là, l’ottone è un ottimo materiale facilmente lavorabile, robusto e duraturo nel tempo che offre diversi vantaggi rispetto all’acciaio quali la conduttività e il costo.

Invece non mi è piaciuto:
– il fatto che il tip versione “filippino” tende a scaldare parecchio e serve per forza un copri tip di delrin o quel che volete;
– il fatto che la rigenerazione non sia “naturale” e costringa a posizionare la coil in modo forzato;
– il fatto che i fori più piccoli che sono presenti siano di fatto inutilizzabili perché l’atom per com’è fatto e pensato non può offrire un tiro contrastato poiché l’aria gira attraverso gli altri fori a causa della differenza di diametro tra anello e base e top cap ma chiaramente è un atom nato e pensato per tiro di polmone e non di bocca.

Ringrazio nuovamente il Team Hstone per avermelo omaggiato e vi lascio al video:


Mi chiamo Michele e sono del '76.
Ho cominciato ad usare la sigaretta elettronica ad inizio 2011 e da allora non ho più acceso una bionda analogica.
A metà 2011 ho iniziato a raccontare la mia avventura nel mondo delle sigarette elettroniche attraverso Esigblog che rappresenta il mio diario personale dove annoto tutte le mie esperienze.
A dispetto di quello che i miei lettori possono immaginare io non sono affatto un esperto di sigarette elettroniche: se è vero che spendo parte del mio tempo libero per scrivere articoli e girare video è vero il fatto che non trascorre giornate intere a documentarmi su tutto quello che riguarda la sigaretta elettronica.
Ed è per questo motivo che i miei video o i miei articoli potrebbero contenere informazioni o notizie non attendibili o prive di fondamento.
Prendi atto di questo e se decidi di continuare a leggermi prendimi per quello che sono ossia un semplice appassionato di sigarette elettroniche.

Grazie, Michele/mc0676/svapators.


5 commenti su “Pentakill by HStone

  • Stefano17
    Stefano17

    Caspiterina ottima e ingegnosa l’idea della vitina, per trasformare l’atom da Dripping a BF, speriamo che altri copino idee funzionali come questa.
    Bella l’idea della doppia configurazione dell’aria, molto interessante davvero.
    Idee da applicare nel progetto… 🙂

  • NewZealand
    NewZealand

    Ciao Michè :), solo una precisazione, il Pentakill ha il deck ed i pin in ottone placcati oro….ricordo perfettamente una presentazione di Alessandro che citava:
    “Il deck e il pin sono realizzati in ottone alimentare con uno speciale trattamento di placcatura (argento e oro) la stessa placcatura che viene usata per i componenti dei circuiti stampati ad alta conducibilità.”
    quindi, in teoria, il liquido non è mai a contatto con l’ottone (alimentare, navale o spaziale che sia ha delle ossidazioni che io preferirei sempre non svaparmi)…..a dir la verità non mi è piaciuta molto nemmeno l’idea della placcatura con l’argento, ma tant’è ;D

    • mc0676 L'autore dell'articolo

      Grazie per la precisazioni che ignoravo 😀

      Perché non ti piacciono le placcature ?

      • lacun

        Secondo me perchè una placcatura è sempre uno strato di pochi micron che in zone dove si traffica spesso con cacciaviti , fili e Cup che si levano e mettono ,oltre alle alte temperature , hanno la cattiva idea di andar via molto presto.
        Che poi l’oliatura data dall’eliquid rallenti la formazione di ossido sarebbe un altro fattore da considerare.
        Per il resto gli ossidi del rame , ottone ed argento mi fanno ben meno paura dell’inquinamento delle ns. città , ma è una mia opinione, tutto qua.

        • NewZealand
          NewZealand

          Non mi dispiace l’idea della placcatura in oro, ma, come detto da lacun, dove si manovra con cacciaviti ed altri utensili la placcatura ha solitamente vita breve.
          Per il discorso ossidazioni, non mi preoccupa molto l’ossidazione dell’ottone, ma del rame Sì, anche perché dobbiamo ricordare che stiamo inalando con frequenza giornaliera questi liquidi.
          Spero che in futuro si utilizzi molto di più il titanio o gli aisi, alta qualità anche nei materiali….e saremo tutti più contenti direi.

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